I miei primi 35 anni.

Sono nato a Parma, un venerdì mattina di fine estate del 1986. Faccio parte dell’ultima generazione che per uscire a giocare andava a suonare il citofono dell’amico. Mi sento fortunato per questo, ma è un errore pensare che “si stava meglio quando si stava peggio”. Sono nato da papà parmigiano e mamma sarda. Da papà ho preso la passione per la politica e per il calcio, da mamma soprattutto la sensibilità. Ho gli stessi amici da sempre: prima la scuola materna, poi le elementari, il calcio nell’Astra, la parrocchia di via Isola con Don Sergio; poi i percorsi personali hanno preso strade diverse, ma la nostra amicizia no, ci troviamo sempre lì, sugli scalini di fronte alla chiesa.

Nel 2012 mi sono laureato in International Business alla facoltà di Economia di Parma. Non sono mai stato uno studente modello, ma sia le scuole superiori sia l’Università sono stati due percorsi di crescita straordinari. Ho avuto la fortuna di incontrare professori che hanno contribuito a farmi diventare ciò che sono. E’ su questo che dovremmo investire per crescere come società, in una scuola che forma uomini e donne prima che futuri lavoratori. Negli anni dell’Università mi sono appassionato al tema del modello di sviluppo e della sua misurazione. All’epoca quasi non si parlava di sostenibilità, ma l’Istat con la presidenza di Enrico Giovannini aveva lanciato il BES (Benessere Equo Sostenibile). Ho scelto quindi di terminare il mio percorso con una tesi sugli indicatori di benessere alternativi al PIL.

Una volta terminato il mio percorso di studi e qualche piccola esperienza lavorativa con la quale ho imparato cosa non volevo fare, ho sostenuto l’esame per diventare Consulente Finanziario. A Ottobre 2014 mi sono iscritto all’albo e da allora svolgo questa attività come libero professionista. Ho ovviamente dovuto ridurre l’impegno dedicato alla professione da quando ho assunto l’incarico di Vicesindaco, ma non l’ho interrotta totalmente perché credo sia fondamentale non dipendere dalla politica per essere un buon politico. Avere un lavoro al di fuori della politica mi da la libertà di dire “no” e di non lavorare in funzione del consenso.

Lo sport fa parte della mia vita da sempre, ma l’esperienza di Assessore allo Sport me lo ha fatto apprezzare in maniera più profonda. Ho giocato a calcio dall’età di 7 anni fino al momento della mia elezione in Consiglio Comunale nel 2012. Il Calcio per me significa da sempre anche Parma Calcio. Ho fatto il mio primo abbonamento nel 1995 all’età di 9 anni. Il Parma e il tifo è sempre stato un momento di condivisione con mio papà, un punto di incontro tra generazioni. Nel 2018, quando il Parma Calcio è tornato in serie A dopo 3 promozioni consecutive, ho avuto il privilegio di premiare la squadra nella sala del Consiglio Comunale. In quei momenti è difficile separare del tutto il tifoso dall’amministratore e quel momento me lo porto dentro con grande orgoglio. Negli ultimi ho avuto la fortuna di conoscere praticamente qualsiasi disciplina e tantissimi atleti. Ho avuto l’occasione di apprezzare come quasi sempre un grande sportivo sia una grande persona. Penso per esempio all’amico Daniele Cassioli, cieco dalla nascita e 25 volte campione del mondo di sci nautico.

La decisione di fare politica attiva l’ho maturata nel momento in cui mi sono reso conto che non sapevo più per chi votare. Era l’inizio del 2010. Non mi sentivo rappresentato, così ho deciso di rappresentarmi da solo. E’ certamente più facile starne fuori e lamentarsi della classe politica, ma questo non aiuta in alcun modo a cambiare le cose. Le cose facili non mi sono mai piaciute, ho sempre preferito le cose giuste. Sono entrato in un partito che valeva il 3% e sono uscito quando valeva il 30%. Ho fondato insieme ad alcuni compagni di viaggio la lista civica Effetto Parma, con la quale abbiamo sfidato tutti i partiti. Nel 2018 insieme ad altri 50 sindaci e amministratori ho fondato il partito Italia in Comune, nato da una rete di esperienze civiche. In politica, come nella vita, alcune volte si vince e altre si perde. Ma le battaglie si scelgono perché sono giuste, non perché si pensa di vincerle.